Ieri Elio Fiorucci se n'è andato, e voglio ricordarlo qui con simpatia, gratitudine, affetto .
Gia, perché almeno quaranta anni fa - ben prima dei vari Moschino, Desigual, Custo-Barcelona - ha rappresentato la vera esplosione della fantasia (delle stoffe) al potere, e di stoffe di ben più alta qualità rispetto a quelle usate dagli stilisti qui citati.
Il negozio di Fiorucci era una novità vera, una fanfara che esplodeva in mille disegni, accostamenti, colori mai visti prima, che liberavano noi giovani donne (e ragazze e adolescenti), che finalmente avevamo da poco acquisito il potere di entrare in un negozio, e di scegliere da sole qualcosa da indossare, dalla scelta obbligata: gonna sportiva, chemisier, pantalone blu su- cui -va- tutto.
Il negozio anzitutto, il mitico spazio di Galleria Passarella, a san Babila a Milano: tutto rosa confetto (diventato poi uno dei colori tipici del marchio; dunque potevamo indossarlo, se ci piaceva, anche noi che non eravamo più neonate),traboccante musica pop e luci.
Il negozio darà poi dipinto da Keith Haring, ed era un incrocio fra la Londra di Biba e Mary Quant e una ironicissima rivisitazione dell'America degli Anni Cinquanta, con le sue innocenti pin up: ma era italiano.
C'erano le minigonne, i collages di pelliccia e denim, le prime "ballerine"; gli angeli avevano gli occhiali; le felpe non erano blu ma decorate come fumetti; gli abiti non beige ma un tripudio di fiori multicolori; i bracciali di caucciù; i costumi di gomma.
Anche le nostre belle produzioni italiane di paglia,cotone, rafia erano però esaltate, e indossare magliette (che nessuno chiamava ancora the shirt ) con mille scritte, non più solo "bianco- ospedaliero" era finalmente un piacere liberatorio.
Anche chi non abitava a Milano poteva "vestirsi Fiorucci", perchè Fiorucci era un creativo visionario e non un sarto- stilista, e dunque democraticamente apriva spazi un po' ovunque.
Quindi anche noi non milanesi potevamo conoscere e indossare, adattandola a ognuno di noi, la sua creatività libera e selvaggia, imprevedibile e citazionista, che saltava fra mondi paralleli che neanche conoscevamo: Andy Wharol, che per lui scriveva, Oliviero Toscani, che fotografò per lui, Ettore Sottsass, che aveva allestito il suo negozio di New York e persino una giovanissima Madonna, che comprava lì, dove suo fratello era commesso, i braccialetti del suo primo look.
Per esaltare ancora più la creatività, che sempre è anche contraddittoria, il logo di Fiorucci è l'immagine classica di due putti vittoriani, uno bruno e uno biondo.
I putti rappresentano il vero spirito e anima del marchio: la creatività gentile, l'eleganza della nostra vecchia cultura e dei suoi simboli, rinnovata in un presente libero e allegro, colorato e positivo.
Come non essergli grati, come dimenticarlo?
mercoledì 22 luglio 2015
domenica 19 luglio 2015
Sbattere nei sogni
Torno un paio di settimane fa da uno dei miei abituali viaggi nella mia adorata Londra (questo era quello per vederla all'inizio dell'estate) con una ferita sulla tempia sinistra, procurata - davvero un paradosso! - da me stessa per eccesso di attenzione al traffico (che lì è "a rovescio", non mi abituo mai, anzi debbo evitare ogni volta di morire sotto un amato bus rosso a due piani!)
E' stata, nella mia curiosità inesauribile, tutto sommato un'esperienza di bellissima solidarietà femminile (una giornalista che mi medica e accudisce per strada e poi nella sua redazione; straniere varie in aeroporto..)
Di un'altra cosa sono poi contenta, anzi felice, ed è quello che mi gira e rigira nella testa, da quando sono in Italia, ed è il ricordo di quello che Nonna Annamaria chiedeva,a noi bambine, a me soprattutto,sempre malconcia, sempre arrampicata da qualche parte e sempre ferita: "Hai battuto ne li suonni?"
E lo chiedeva ansiosa, perchè sbattere la testa, la tempia, là dove i sogni nascono, era pericoloso, pericolosissimo: si perdeva l'equilibrio, la memoria, non si sapeva come si sarebbe rimasti...
Sbattere nei sogni è una verità scientifica, un'evidenza medica: è un punto pericoloso della tempia, è un pugno proibito nella boxe...per me è stato un grande piacere ricordarlo, e quest'espressione così bella, così tenera, così fantasiosa e delicata ancora è con me, e mi accompagna.
martedì 3 marzo 2015
mercoledì 29 gennaio 2014
"Yo decido"
Parte da Madrid il prossimo 1 febbraio il “treno della libertà”, ma lo
stesso treno partirà anche da Londra, Bruxelles, Dublino, Parigi, Roma e
moltissime altre città europee e italiane: In Italia, oltre Roma: Milano,
Firenze, Genova, Reggio Calabria, Catania, Bologna, Cagliari … e numerose altre
si stanno unendo in queste ore.
Come
già avvenne il 13 febbraio 2011 a sostegno della manifestazione italiana di
“Senonoraquando”, le donne europee si mobilitano per solidarietà con le donne
di altri Paesi, in questo caso per sostenere le donne spagnole contro la proposta di legge
del Ministro della Giustizia Gallardòn presentata lo scorso dicembre, che non
solo elimina la legge Zapatero del 2010 (che – affermano le donne spagnole- aveva ridotto fortemente il numero di aborti) ma
consente l'interruzione della gravidanza solo in caso di violenza sessuale o di
grave rischio per la salute fisica della donna, rischio che deve essere
certificato da ben due medici. Ma non è
solo la Spagna che fa indietreggiare i diritti di cittadinanza delle donne: il
Parlamento europeo ha respinto una mozione in difesa dei diritti sessuali e
In Italia la
legge sull’aborto è, di fatto, del tutto inapplicata anzitutto nella
prevenzione (che eviterebbe davvero l’aborto) e poi nella realizzazione, a
causa dell’altissimo numero di “medici obiettori”.
In Italia l’iniziativa delle donne che sono stanche di essere oggetto di scambio politico
e sono, al tempo stesso, desiderose di mantenere la propria, inviolabile,
libertà di decidere di sé e del proprio corpo, nasce a Firenze . “Perché io
decido a partire dall'autonomia morale, che è la base della dignità personale …
Come essere umano autonomo mi rifiuto di essere sottomessa a trattamenti
degradanti, ingerenze arbitrarie e tutele coercitive nella mia decisione di
essere o meno madre … “ queste, le prime parole del documento IO DECIDO. che le donne spagnole, partite da
varie città e dirette verso la stazione Atocha di Madrid, porteranno e
consegneranno poi al Parlamento. In coincidenza, le donne hanno organizzato
nelle città europee coinvolte presidii e manifestazioni davanti ad ambasciate e
consolati, anche con musica, con colori
e con tutta la creatività che solo le donne sanno sviluppare anche nei momenti
di emergenza.
Spero che la neonata Rete europea di donne, WOMENAREUROPE, cresca forte e robusta, perché c’è
bisogno di azioni e di solidarietà globali in un mondo globalizzato; il 1
febbraio saremo in strada, “per un’altra Europa, laica e dei diritti”, come sostiene l’appello
alla mobilitazione.
ROMA:
piazza di Spagna, ore 15.00, Ambasciata spagnola
MILANO: via Fatebenefratelli 26, ore 14.00, Consolato spagnolo
FIRENZE: via de’ Servi 13, ore 15.00, Consolato spagnolo
PARIS: Place Joffre (École
Militaire) à l’Ambassade d’Espagne, ore 14:00
LONDRA: in treno da Charing Cross a Waterloo
Est e incontro ore 13:00 ad Hungford Bridge
DUBLINO: ore 14.00 Ambasciata spagnola
WOMENAREUROPE
Blog http://womenareurope.wordpress.com
Pagina FB https://www.facebook.com/womenareurope
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Adesioni: http://goo.gl/EFgIQ3
martedì 21 gennaio 2014
Il primo centenario di mio padre
Oggi è il 21 gennaio 2014 e oggi mio padre compirebbe 100 anni.
Ricordare i 100 (e i 200, e i 500...) anni di chi non li può più compiere è un rito.
Ed è giusto, i riti sono importanti, direbbe il "Piccolo Principe:" ..è' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni: se tu vieni tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice; col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore...Ci vogliono i riti".
Si ricordano così i centenari di gente famosa, importante, e io voglio ricordare qui che mio padre avrebbe oggi 100 anni.
Mio padre è stato - e continua ancora ad essere - molto importante per me, che tanto gli somiglio: nella radice sottile del naso, negli occhi castani, nella testa e la schiena sempre dritte - soprattutto metaforiche - nella conservazione della dignità anche a prezzo alto, nel disadattamento in molte cose della vita, nell'ironia e nel cinismo, nell'amore per la fotografia e per le cose sempre molto belle, e in molto altro che ancora scopro giorno dopo giorno, avvicinandomi sempre di più alla sua età tardiva.
Poichè è molto probabile che nei suoi centenari successivi neanche io ci sarò più a parlarne, ricordo qui, ora, il mio caro, caro papà.
Ricordare i 100 (e i 200, e i 500...) anni di chi non li può più compiere è un rito.
Ed è giusto, i riti sono importanti, direbbe il "Piccolo Principe:" ..è' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni: se tu vieni tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice; col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore...Ci vogliono i riti".
Si ricordano così i centenari di gente famosa, importante, e io voglio ricordare qui che mio padre avrebbe oggi 100 anni.
Mio padre è stato - e continua ancora ad essere - molto importante per me, che tanto gli somiglio: nella radice sottile del naso, negli occhi castani, nella testa e la schiena sempre dritte - soprattutto metaforiche - nella conservazione della dignità anche a prezzo alto, nel disadattamento in molte cose della vita, nell'ironia e nel cinismo, nell'amore per la fotografia e per le cose sempre molto belle, e in molto altro che ancora scopro giorno dopo giorno, avvicinandomi sempre di più alla sua età tardiva.
Poichè è molto probabile che nei suoi centenari successivi neanche io ci sarò più a parlarne, ricordo qui, ora, il mio caro, caro papà.
giovedì 26 dicembre 2013
Calzoni, non madeleines
Natale
é festa di memoria.
Sarà
per questo che ho cercato - e trovato, nelle pieghe del web - questa
immagine. Sono i "calzoni di ceci" lucani: pasta frolla (forse),sicuramente
ceci, cacao, rum, zucchero e chissà cos'altro.
Non
si sapeva, non era compito nostro sapere.
Apparivano l'antivigilia,
il 23 in tarda mattina:le 11.00, forse mezzogiorno, ancora bollenti, fragranti.
Dentro c'é mia nonna, il mio ritorno da scuola quando buttavo la cartella,
strillando felice della lunga vacanza davanti, e poi c'era l'attesa:non si sapeva bene di che, ma bisognava
aspettare, fiduciose.
Insomma le mie
"madeleneines", solo molto più buone e di personalità; peccato che io possa solo ricordarle e non comprarle, come poteva
invece fare Marcel.
lunedì 4 novembre 2013
giovedì 30 maggio 2013
Franca Rame non c'è più.
Grandissima attrice e autrice del teatro italiano; ardita femminista; intrepida compagna di mille battaglie per i deboli, i poveri, gli ultimi; donna violentata e torturata per questo; coraggiosa denunciante di questo orrore che per molte sarebbe indicibile - lei lo ha rivissuto invece per sere e sere sui palcoscenici, affinché potesse servire - allegra, fantasiosa, ironica mattatrice; donna bellissima; compagna leale e affettuosa di Dario Fo, ultimo premio Nobel italiano per la letteratura ... se n'è andata ieri, a Milano.
A lei, che è stata tanta parte della vita delle donne che negli anni Sessanta, e poi Settanta e anche Ottanta, erano ancora bambine, o adolescenti, o giovani donne, dedichiamo due suoi pensieri, dal blog che con allegria e generosità ha continuato a scrivere anche nella recente malattia:
" Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche … vestite di rosso che cantano “bella ciao”.
e:
“Caro Dario, tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro, muoio di malinconia..”.
Speriamo davvero che adesso sia tornata in teatro, chissà su quali tavole, chissà dove, a regalare ancora una volta i brividi e le emozioni di Maria alla croce, di Mistero Buffo oppure l’ironia della cicciona di La signora è da buttare, o il dispiacere, subito reso domestico, della moglie dell’operaio rapito e scambiato per Agnelli (“rapito? Oddio, m’ impicco, m’impicco … vabbé, m’impicco domani”)
Grandissima attrice e autrice del teatro italiano; ardita femminista; intrepida compagna di mille battaglie per i deboli, i poveri, gli ultimi; donna violentata e torturata per questo; coraggiosa denunciante di questo orrore che per molte sarebbe indicibile - lei lo ha rivissuto invece per sere e sere sui palcoscenici, affinché potesse servire - allegra, fantasiosa, ironica mattatrice; donna bellissima; compagna leale e affettuosa di Dario Fo, ultimo premio Nobel italiano per la letteratura ... se n'è andata ieri, a Milano.
A lei, che è stata tanta parte della vita delle donne che negli anni Sessanta, e poi Settanta e anche Ottanta, erano ancora bambine, o adolescenti, o giovani donne, dedichiamo due suoi pensieri, dal blog che con allegria e generosità ha continuato a scrivere anche nella recente malattia:
" Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche … vestite di rosso che cantano “bella ciao”.
e:
“Caro Dario, tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro, muoio di malinconia..”.
Speriamo davvero che adesso sia tornata in teatro, chissà su quali tavole, chissà dove, a regalare ancora una volta i brividi e le emozioni di Maria alla croce, di Mistero Buffo oppure l’ironia della cicciona di La signora è da buttare, o il dispiacere, subito reso domestico, della moglie dell’operaio rapito e scambiato per Agnelli (“rapito? Oddio, m’ impicco, m’impicco … vabbé, m’impicco domani”)
martedì 30 aprile 2013
Ecco la foto della bottiglia
![]() |
| Roma Women Friendly |
Uscita, solo io so come, da un 'estate soffocante, dai morsi allo spazio del lavoro e al tempo e sonno infiniti in casa la sera e la notte, e soprattutto da una sola mano che pigiava sulla tastiera, aiutata con cocciutaggine dal pollice, solitario a sinistra (solo lui) e dal gomito destro.
Eppure, mi ha salvata dal dolore ingestibile dell'alba, dall'insonnia , dall'attesa di essere accudita nella sabbia bagnata dell'infortunio; mi ha riconciliata con la mia città adottiva. Giusto presentarla.
sabato 20 aprile 2013
Il Titanic affonda, la bottiglia invece è arrivata sulla spiaggia di carta
In questi giorni davvero drammatici, in cui assisto, insieme con milioni di italiani, e milioni di italiani di sinistra - qualunque cosa voglia dire - al cupio dissolvi della sinistra medesima; al massacro in ordine sparso e ad "alzo zero" del fuoco amico (!) sulle elezioni per la Presidenza della Repubblica, una delle poche sacralità residue; all'implosione feroce del partito e di tutto quello che lo circonda; al siderale allontanamento del ceto politico da qualsivoglia realtà: sociale, economica, e pure dei propri aderenti, militanti, simpatizzanti...capisco che non solo la gioia e il dolore sono muti, ma anche lo sbigottimento, l'incredulità. Normale forse.
Nello stesso giorno in cui l'inaffondabile transatlantico partito da lontano sta per affondare, la mia bottiglia, lanciata nella scorsa estate nel mare dell'editoria web, emerge su una grande, grandissima spiaggia di carta: Feltrinelli, Mondadori, Einaudi, Amazon, insomma tutti gli editori:
Qualcuno lo mette pure già in offerta (!) perchè questa è settimana di sconti, qualcun'altro lo propone nella duplice veste: ebook e di carta . Inizia un altro viaggio.
In questi giorni davvero drammatici, in cui assisto, insieme con milioni di italiani, e milioni di italiani di sinistra - qualunque cosa voglia dire - al cupio dissolvi della sinistra medesima; al massacro in ordine sparso e ad "alzo zero" del fuoco amico (!) sulle elezioni per la Presidenza della Repubblica, una delle poche sacralità residue; all'implosione feroce del partito e di tutto quello che lo circonda; al siderale allontanamento del ceto politico da qualsivoglia realtà: sociale, economica, e pure dei propri aderenti, militanti, simpatizzanti...capisco che non solo la gioia e il dolore sono muti, ma anche lo sbigottimento, l'incredulità. Normale forse.
Nello stesso giorno in cui l'inaffondabile transatlantico partito da lontano sta per affondare, la mia bottiglia, lanciata nella scorsa estate nel mare dell'editoria web, emerge su una grande, grandissima spiaggia di carta: Feltrinelli, Mondadori, Einaudi, Amazon, insomma tutti gli editori:
Qualcuno lo mette pure già in offerta (!) perchè questa è settimana di sconti, qualcun'altro lo propone nella duplice veste: ebook e di carta . Inizia un altro viaggio.
martedì 26 marzo 2013
Sulla terza poltrona c'è una donna
E' trascorso un mese dalla tornata elettorale e il mutismo indotto dai primi risultati è stato, come si temeva, ulteriormente motivato dal consolidamento dei dati, e dalle forze che dovrebbero fronteggiarsi: avevo scritto "forSe", e mai lapsus fu più semplice da interpretare.
Quali forze?
In presenza di mollezze sparse, di risultati sconcertanti (non saremo mai pronti? non ci abitueremo dunque mai?...beh, spero proprio di no), di lungaggini incomprensibili, di ripicche neonatali (se i neonati facessero ripicche e non avessero invece un comportamento razionale), di morti che ritornano e afferrano i vivi e di comitive in gita al Quirinale e in Parlamento, è accaduto che una donna si è seduta sulla terza poltrona tricolore, quella di Presidente della Camera.
Laura Boldrini, donna in gamba, dalla biografia "diversa" e di rispetto (conosciuta anche da me in tempi passati), ci è arrivata per esclusione, perchè, come dicono le compagne della Casa delle Donne :"... i partiti sono così disperati che non sanno dove buttarsi, e dunque si attaccano persino a noi donne ...!
Però, intanto, ha detto molte cose belle e condivisibili e ricordo in particolare il riferimento alla violenza sulle donne, e che cambierebbe tutto se le donne fossero più presenti sul mercato del lavoro e se avessero più potere.
Andiamo avanti.
Quali forze?
In presenza di mollezze sparse, di risultati sconcertanti (non saremo mai pronti? non ci abitueremo dunque mai?...beh, spero proprio di no), di lungaggini incomprensibili, di ripicche neonatali (se i neonati facessero ripicche e non avessero invece un comportamento razionale), di morti che ritornano e afferrano i vivi e di comitive in gita al Quirinale e in Parlamento, è accaduto che una donna si è seduta sulla terza poltrona tricolore, quella di Presidente della Camera.
Laura Boldrini, donna in gamba, dalla biografia "diversa" e di rispetto (conosciuta anche da me in tempi passati), ci è arrivata per esclusione, perchè, come dicono le compagne della Casa delle Donne :"... i partiti sono così disperati che non sanno dove buttarsi, e dunque si attaccano persino a noi donne ...!
Però, intanto, ha detto molte cose belle e condivisibili e ricordo in particolare il riferimento alla violenza sulle donne, e che cambierebbe tutto se le donne fossero più presenti sul mercato del lavoro e se avessero più potere.
Andiamo avanti.
martedì 26 febbraio 2013
Il giorno dopo i risultati
Il giorno dopo i risultati delle elezioni politiche 2013 non scrivo nulla.
I dispiaceri, come le gioie, sono muti , e dunque taccio; il quadro politico ancora non è del tutto chiaro e l'assestamento delle prossime ore potrebbe pure far peggiorare il peggiorabile.
Ho scritto un positivo, fattivo, razionale messaggio - incoraggiamento a chi con me lavora per le donne e con le donne; qui invece, dove non mi legge nessuno, voglio scrivere due cose:
io l'avevo detto 1, ovvero la testa)
la mia competenza di vecchia sociologa (vecchia di anni e di esperienza) me lo faceva dire, all'inizio dell'avventura della campagna elettorale: i sondaggi autentici non esistono, i margini sono sempre troppo ampi, se no non sarebbe un sondaggio, ma altro...
Poi non l'ho ripetuto più perchè nessuno ama fare il grillo parlante.
Ma l'ho pensato, sempre, sperando che la sociologa sbagliasse;
io l'avevo detto 2, ovvero la pancia)
il mio istinto mi suggeriva che B. non era affatto morto, né un morto che cammina, ma uno zombie che li resuscita, i morti, e così è avvenuto.
"Ormai è finito, in agonia..." tutto il repertorio cimiteriale era, ahimé, sbagliato, la "pancia" me lo diceva.
E non so ancora il perché, ma purtroppo aveva ragione
I dispiaceri, come le gioie, sono muti , e dunque taccio; il quadro politico ancora non è del tutto chiaro e l'assestamento delle prossime ore potrebbe pure far peggiorare il peggiorabile.
Ho scritto un positivo, fattivo, razionale messaggio - incoraggiamento a chi con me lavora per le donne e con le donne; qui invece, dove non mi legge nessuno, voglio scrivere due cose:
io l'avevo detto 1, ovvero la testa)
la mia competenza di vecchia sociologa (vecchia di anni e di esperienza) me lo faceva dire, all'inizio dell'avventura della campagna elettorale: i sondaggi autentici non esistono, i margini sono sempre troppo ampi, se no non sarebbe un sondaggio, ma altro...
Poi non l'ho ripetuto più perchè nessuno ama fare il grillo parlante.
Ma l'ho pensato, sempre, sperando che la sociologa sbagliasse;
io l'avevo detto 2, ovvero la pancia)
il mio istinto mi suggeriva che B. non era affatto morto, né un morto che cammina, ma uno zombie che li resuscita, i morti, e così è avvenuto.
"Ormai è finito, in agonia..." tutto il repertorio cimiteriale era, ahimé, sbagliato, la "pancia" me lo diceva.
E non so ancora il perché, ma purtroppo aveva ragione
venerdì 22 febbraio 2013
Chi sono le candidate?
Noi di Snoq Roma, insieme con la Casa Internazionale delle Donne, abbiamo organizzato un incontro con le candidate alle prossime elezioni regionali, convinte di fare una cosa utile - dunque femminile al massimo- nel mare del chiacchiericcio che sempre accompagna le campagne elettorali. Stavolta poi Camera- Senato - Regioni!
Interrogate da una di noi, giornalista professionista, su temi per noi donne irrinunciabili e su cui chiediamo di impegnarsi, si sono esibite: qualcuna una bella sorpresa, qualcuna una delusione, qualcuna impreparata.
Molte attente alla "missione" che hanno in testa e meno alla presentazione di sé e del perché sono nell'arena, come troppo spesso le donne, specie le non-politiche-vere.
Ovunque, nella sala straripante e nei corridoi attigui,un "fermento circolare": voglia di partecipare, di capire, di cambiare che i presenti,non solo donne, sembra condividano con le candidate.
Al termine dell'incontro le ha accompagnate un piccolo invito, che propone di incontrarci di nuovo, dopo 100 giorni dall'insediamento.
Per ora, una bellissima esperienza di lavoro femminile assieme, dentro Snoq: finalmente un "prodotto finito": come un dolce fragrante, cotto e mangiato caldo, come un difficile e prezioso ricamo indossato subito.
Per il resto: dita incrociate!
giovedì 14 giugno 2012
Sessanta senza mano
Oggi sono trascorsi esattamente sessanta giorni da quando vivo senza l'uso di una mano, e con il mio gusto delle ricorrenze (è un rito, e i riti si rispettano, diceva il Piccolo Principe) voglio ricordarlo qui.
Senza l'uso, la mano l'ho ancora, soprattutto ho tutte le dita.
Non era così scontato, e nella sarabanda di chirurghi in cui sono stata, tutti rigorosamente del servizio pubblico, qualcuno aveva ipotizzato scenari foschi e certissimi, di perdita di parti... e alla mia angosciata domanda: "...e non ricrescono...?" la risposta: "...ma non siamo mica lucertole!" si è alternata con "...certo, siamo come le lucertole!"
Così, io sono andata avanti come in un mare scuro, in cui ignoravo quando avrei finalmente potuto scendere a terra, e continuavo a navigare nell'ignoto, sapendo che sarei potuta approdare ovunque, a levante come a ponente; la mia mano pure andava avanti, per conto proprio, con grande lentezza e sempre avvolta da bende,come un neonato dell'800,come un faraone,dolente e irriconoscibile, ma viva e intera.
Uno stupido incidente, certo, ma quale incidente è intelligente e saggio?
Cose che ho imparato :
le mani servono entrambe, anche se a mancare è la mancina. Persino scrivere al computer è difficile, con la penna sarebbe meglio . Molte cose semplici, vestirsi, mangiare, sono quasi impossibili, alcune impossibili del tutto, come tirarsi su calze e calzini.
La dipendenza dagli altri, se non si vuole vivere in tuta, è totale.
Il gomito è fondamentale, un vero sostituto,con il gomito si possono fare tantissime cose: accendere il gas, spingere sedie e porte, stringere a sè oggetti da chiudere.
Anche la chiostra dei denti può fungere da presa, ma è molto più rischioso, se si lesionasse lei pure, sarebbe troppo, tutt'assieme.
Per quanto sia difficile appendersi a un sostegno qualsivoglia, in autobus, metropolitana e tram, e per quanto si abbiano bende e facce sofferenti, i maschi di qualunque età, non si alzano MAI; né se provengono da uffici dove sono stati sempre seduti, né se sono valorosi e vigorosi giovani, e nemmeno stranieri ormai integrati...tutti uniti in una espressione vacua, forse naturale.
Invece, questa è la mia esperienza, le donne si alzano SEMPRE, ed è confortante siano di varie età: giovani con piercing e cuffie, di media età con le borse (anche loro tornano dal lavoro) persino anziane e oltre....davvero confortante.
Cose che sapevo e avevo dimenticato:
non si sbaglia mai, a sbagliare è sempre qualcun altro, anche nelle diagnosi;
la generosità,'umanità sono diffuse in modo equanime e sbucano e ti accolgono all'improvviso, quando sono più inattese, e prescindono da...quasi tutto;
l'espressione "dare una mano" è...monca, ce ne vogliono almeno due
Senza l'uso, la mano l'ho ancora, soprattutto ho tutte le dita.
Non era così scontato, e nella sarabanda di chirurghi in cui sono stata, tutti rigorosamente del servizio pubblico, qualcuno aveva ipotizzato scenari foschi e certissimi, di perdita di parti... e alla mia angosciata domanda: "...e non ricrescono...?" la risposta: "...ma non siamo mica lucertole!" si è alternata con "...certo, siamo come le lucertole!"
Così, io sono andata avanti come in un mare scuro, in cui ignoravo quando avrei finalmente potuto scendere a terra, e continuavo a navigare nell'ignoto, sapendo che sarei potuta approdare ovunque, a levante come a ponente; la mia mano pure andava avanti, per conto proprio, con grande lentezza e sempre avvolta da bende,come un neonato dell'800,come un faraone,dolente e irriconoscibile, ma viva e intera.
Uno stupido incidente, certo, ma quale incidente è intelligente e saggio?
Cose che ho imparato :
le mani servono entrambe, anche se a mancare è la mancina. Persino scrivere al computer è difficile, con la penna sarebbe meglio . Molte cose semplici, vestirsi, mangiare, sono quasi impossibili, alcune impossibili del tutto, come tirarsi su calze e calzini.
La dipendenza dagli altri, se non si vuole vivere in tuta, è totale.
Il gomito è fondamentale, un vero sostituto,con il gomito si possono fare tantissime cose: accendere il gas, spingere sedie e porte, stringere a sè oggetti da chiudere.
Anche la chiostra dei denti può fungere da presa, ma è molto più rischioso, se si lesionasse lei pure, sarebbe troppo, tutt'assieme.
Per quanto sia difficile appendersi a un sostegno qualsivoglia, in autobus, metropolitana e tram, e per quanto si abbiano bende e facce sofferenti, i maschi di qualunque età, non si alzano MAI; né se provengono da uffici dove sono stati sempre seduti, né se sono valorosi e vigorosi giovani, e nemmeno stranieri ormai integrati...tutti uniti in una espressione vacua, forse naturale.
Invece, questa è la mia esperienza, le donne si alzano SEMPRE, ed è confortante siano di varie età: giovani con piercing e cuffie, di media età con le borse (anche loro tornano dal lavoro) persino anziane e oltre....davvero confortante.
Cose che sapevo e avevo dimenticato:
non si sbaglia mai, a sbagliare è sempre qualcun altro, anche nelle diagnosi;
la generosità,'umanità sono diffuse in modo equanime e sbucano e ti accolgono all'improvviso, quando sono più inattese, e prescindono da...quasi tutto;
l'espressione "dare una mano" è...monca, ce ne vogliono almeno due
mercoledì 6 giugno 2012
Silvia è andata via senza passare dal parrucchiere
Oggi Silvia se n'è andata. Ma non era pronta.
Dopo un periodo passato in ospedale, era uscita, stava meglio, era già a casa da oltre una settimana, e finalmente oggi si era decisa a uscire, a girare nel quartiere per le mille faccende sospese che noi donne sempre abbiamo, ed era passata anche dal parrucchiere per fissare un appuntamento.
Ma non ha fatto in tempo.
Penso che, ovunque sia ora, sarà di certo arrabbiatissima per essere rimasta così, con i capelli non in ordine, qualcosa che macchia la sua eleganza sempre molto particolare...
Silvia sempre curata ed elegantissima, con i suoi scialli etnici colorati, le sue camicie di seta, il suo bel bastone: uno scricciolo vigoroso e bizzoso.
Silvia era colta e aveva avuto una vita piena di cose: era cresciuta in Egitto e all'estero aveva poi vissuto, anche in altri Paesi. Cosmopolita, colta e benestante, avrebbe potuto intraprendere una carriera da diplomatica, o da viaggiatrice, di cui aveva l'animo; invece, la sua generosità l'aveva spinta ad esplorare la grande avventura di lavorare per gli altri, quelli che hanno meno diritti e meno voce, spesso proprio perchè non hanno studiato, non hanno viaggiato, e non sono benestanti.
Per loro si era battuta, aveva lavorato, scritto sempre.
Da un po' di anni leggeva anche con noi "amiche di lettura e di libri" e aveva già annunciato che ci saremmo riviste il prossimo 2 luglio, ma neanche per questo ha avuto più il tempo.
lunedì 7 maggio 2012
Pollo alle prugne
"Pollo alle prugne" è un film di Mariane Satrapi, con Isabella Rossellini, Chiara Mastroianni, Maria
de Medeiros, Mathieu Amalric.
Si può narrare un
abbandono, che condiziona una vita intera,
con un tono burlesco, con umorismo grottesco?
Si può mostrare una triste e insultante convivenza senza amore, neanche per i propri figli , con allegria e tenerezza ?
La morte, propria e altrui, con umorismo e ironia e bellissimi fumetti che irrompono all'improvviso?
Questo film lo fa .
Marjane Satrapi è
una bravissima disegnatrice di fumetti, un' iraniana riparata in Francia
all’avvento di Khomeini, che si è rifugiata
dentro le accoglienti "bandes dessinées", prima francesi e poi
internazionali (in Italia è pubblicata
da Linus).
L’apparizione del suo "Persepolis", trasformato anch'esso in un film, animato, fu un piccolo evento perché con lo stesso tono apparentemente leggero, di autobiografia infantile, narrava una tragedia personale e collettiva. Anche questo film è tratto da un suo racconto, ed è ambientato a Teheran nel 1958.
Dire Teheran è riduttivo, perchè il film passa da un' immagine della città - e della bellissima casa di famiglia con giardino e fontane - a un ricordo, a un viaggio, a un sogno, a un fumetto - uno solo - che all’improvviso appare e che serve a narrare un'antica leggenda.
Il racconto segue i giorni di una settimana, e in questa settimana tutto arriva a conclusione, mentre il passato si srotola come un gomitolo e si mescola al futuro.
Si può mostrare una triste e insultante convivenza senza amore, neanche per i propri figli , con allegria e tenerezza ?
La morte, propria e altrui, con umorismo e ironia e bellissimi fumetti che irrompono all'improvviso?
Questo film lo fa .
L’apparizione del suo "Persepolis", trasformato anch'esso in un film, animato, fu un piccolo evento perché con lo stesso tono apparentemente leggero, di autobiografia infantile, narrava una tragedia personale e collettiva. Anche questo film è tratto da un suo racconto, ed è ambientato a Teheran nel 1958.
Dire Teheran è riduttivo, perchè il film passa da un' immagine della città - e della bellissima casa di famiglia con giardino e fontane - a un ricordo, a un viaggio, a un sogno, a un fumetto - uno solo - che all’improvviso appare e che serve a narrare un'antica leggenda.
Il racconto segue i giorni di una settimana, e in questa settimana tutto arriva a conclusione, mentre il passato si srotola come un gomitolo e si mescola al futuro.
lunedì 12 dicembre 2011
11 dicembre 2011 dalla piazza!
La manifestazione di SNOQ? c'è stata, ventimila donne solo a Roma e centomila in tutta Italia e la contabilità risponde già a chi, come me, aveva pensato (mentre preparava, stimolava, spingeva, allestiva per questa manifestazione delle donne, perchè non si ricadesse nel silenzio, che è il moderno dimenticatoio di ogni azione) SENONORA...UN PO' PIU IN LA' !
Sarebbe stato meglio cioè uscire con politiche che fossero già consolidate, da parte del nuovo governo; meglio con richieste precise, da parte della "base" di questo movimento, che deve anche lei rafforzarsi...
E invece le domande sono state fatte, le ipotesi di lavoro (e di nessuno sconto, nemmeno per questa compagine governativa) pure, la memoria delle donne ferite, e morte, di lavoro ha trovato il suo giusto spazio, in una sintesi che è stata il filo conduttore della manifestazione E ANCHE del nostro intenso lavoro di questi pochi mesi: la voglia di unire.
"Non sentrti sola, ti aspettiamo in piazza" lo slogan scelto; senza le donne il Paese non cambia, non cresce, non va da nessuna parte.
Noi lo sappiamo, ma è stato ribadito che deve essere questo il fondamento: delle politiche che dovranno essere realizzate a breve, delle rappresentanze (una donna- un voto: mai più "portatrici d'acqua"! ) della solidarietà intergenerazionale.
E poi, con la grande fantasia, creatività e allegria femminili, abbiamo anche cantato arie d'opera, suonato sul palco e pure in piazza; dove non mancavano i maschi, apparentemente pensosi...
Il cammino di SNOQ? continua: non stiamo a guardare, a sperare, a lamentarci.
Da oggi siamo tornate a lavorare: per le donne, per tutti
Sarebbe stato meglio cioè uscire con politiche che fossero già consolidate, da parte del nuovo governo; meglio con richieste precise, da parte della "base" di questo movimento, che deve anche lei rafforzarsi...
E invece le domande sono state fatte, le ipotesi di lavoro (e di nessuno sconto, nemmeno per questa compagine governativa) pure, la memoria delle donne ferite, e morte, di lavoro ha trovato il suo giusto spazio, in una sintesi che è stata il filo conduttore della manifestazione E ANCHE del nostro intenso lavoro di questi pochi mesi: la voglia di unire.
"Non sentrti sola, ti aspettiamo in piazza" lo slogan scelto; senza le donne il Paese non cambia, non cresce, non va da nessuna parte.
Noi lo sappiamo, ma è stato ribadito che deve essere questo il fondamento: delle politiche che dovranno essere realizzate a breve, delle rappresentanze (una donna- un voto: mai più "portatrici d'acqua"! ) della solidarietà intergenerazionale.
E poi, con la grande fantasia, creatività e allegria femminili, abbiamo anche cantato arie d'opera, suonato sul palco e pure in piazza; dove non mancavano i maschi, apparentemente pensosi...
Il cammino di SNOQ? continua: non stiamo a guardare, a sperare, a lamentarci.
Da oggi siamo tornate a lavorare: per le donne, per tutti
lunedì 5 dicembre 2011
11 dicembre 2011, in piazza!
Si terrà a Roma una nuova manifestazione nazionale delle donne, il prossimo 11 dicembre La manifestazione è organizzata da SENONORAQUANDO : http://www.senonoraquando.eu/
La grande “manifestazione multipla” del 13 febbraio (la definizione è mia) si svolse, con fortissime adesioni, in molte città d’Italia. Io non c’ero, secondo me con buoni motivi; sono andata invece al successivo incontro di due giorni a Siena il 9 e 10 luglio, che ha consolidato il movimento e la sua attività : entrambe le scelte sono esposte qui nel blog.
Da luglio ho poi proseguito, contribuendo anch’io a fondare il Comitato romano di SNOQ, snoq.roma@gmail.com, ospitato dalla Casa internazionale delle Donne, http://www.casainternazionaledelledonne.org, che è sempre stata la sede storica dei movimenti delle donne.
Abbiamo creato gruppi di lavoro (pochi, per essere certe di farcela), in sostanza sui temi del programma di lavoro “partorito” a Siena: occupazione, welfare, rappresentanza politica , comunicazione.
Abbiamo deciso, dopo un acceso dibattito nazionale, di essere di nuovo in piazza. L’idea è nata prima che il Governo Berlusconi cadesse, dalla considerazione che pur lavorando a livello locale, fosse necessario ritrovare “l’evento”, poiché l’immagine conta, e molto.
Io sono stata fra quelle che più hanno dato voce però alla necessità di “essere” e anche di “avere”: avere non solo un’immagine, ma anche domande e risposte politiche. Col cambio di governo la nostra posizione si riformula, ma le esigenze non mutano, anzi si rafforzano.
Berlusconi ha fornito l’espressione estrema, grottesca, di una rappresentazione del femminile che è del nostro Paese; il Governo Monti costituisce un’apertura, lo ha mostrato con le sue nomine al femminile(ancora poche), e noi dobbiamo ribadire, subito, che sono le donne e i giovani la risorsa del futuro di tutti.
SNOQ è movimento e non partito, ma è oggi l’unico vero soggetto politico nazionale femminile, non avendo le donne una voce, una rappresentanza nazionale. Al tempo stesso crediamo che siano state di certo le tempeste finanziarie e le inchieste giudiziarie a provocare il crollo del Governo Berlusconi, ma che la prima spallata l’abbia data proprio il 13 febbraio la voglia di dire basta,con la voce delle donne.
Sarò un incontro, anche con l’aria plumbea che ci circonda, speriamo festoso. La piazza disponibile sarà ahimé Piazza del Popolo, temuta da noi tutte come troppo grande e piena di ricordi impegnativi (era quella delle migliaia e migliaia di febbraio, ce la faremo a riempirla di nuovo?) Un’idea a cui stiamo pensando, se praticabile, potrebbe essere quella di attrezzarla con sedie, per dare l’idea dell’incontro ….
Insomma, siamo in pieno fervore creativo, e chi è più creativo delle donne?
Siamo anche senza un euro e piene di cose da fare “ulteriori”, come sempre.
Per tutti questi motivi, prego tutte le lettrici ( ei lettori amici) di attivarvi il più possibile con le vostre reti, per diffondere la notizia : luoghi di lavoro, associazioni professionali, sindacato, circoli culturali, di lettura, politici, reti amicali, familiari e di solidarietà …. tanto le donne sono ovunque, e ovunque fattive.
La raccolta di fondi può realizzarsi facendo una donazione sul sito di SNOQ, anche per una cifra minima. A Siena si era addirittura sviluppata una rete di donne che offrivano alloggio nelle proprie case: a Roma non sarà necessario, ma sarà indispensabile altrettanta disponibilità e generosità!
Se ognuna farà da moltiplicatore, evitando di essere risucchiata dal nostro comune “quotidiano” che ha mille braccia peggio di una divinità indù, l’iniziativa riuscirà benissimo, e sarà un altro passo della nostra marcia, che ormai si è messa in moto!
La grande “manifestazione multipla” del 13 febbraio (la definizione è mia) si svolse, con fortissime adesioni, in molte città d’Italia. Io non c’ero, secondo me con buoni motivi; sono andata invece al successivo incontro di due giorni a Siena il 9 e 10 luglio, che ha consolidato il movimento e la sua attività : entrambe le scelte sono esposte qui nel blog.
Da luglio ho poi proseguito, contribuendo anch’io a fondare il Comitato romano di SNOQ, snoq.roma@gmail.com, ospitato dalla Casa internazionale delle Donne, http://www.casainternazionaledelledonne.org, che è sempre stata la sede storica dei movimenti delle donne.
Abbiamo creato gruppi di lavoro (pochi, per essere certe di farcela), in sostanza sui temi del programma di lavoro “partorito” a Siena: occupazione, welfare, rappresentanza politica , comunicazione.
Abbiamo deciso, dopo un acceso dibattito nazionale, di essere di nuovo in piazza. L’idea è nata prima che il Governo Berlusconi cadesse, dalla considerazione che pur lavorando a livello locale, fosse necessario ritrovare “l’evento”, poiché l’immagine conta, e molto.
Io sono stata fra quelle che più hanno dato voce però alla necessità di “essere” e anche di “avere”: avere non solo un’immagine, ma anche domande e risposte politiche. Col cambio di governo la nostra posizione si riformula, ma le esigenze non mutano, anzi si rafforzano.
Berlusconi ha fornito l’espressione estrema, grottesca, di una rappresentazione del femminile che è del nostro Paese; il Governo Monti costituisce un’apertura, lo ha mostrato con le sue nomine al femminile(ancora poche), e noi dobbiamo ribadire, subito, che sono le donne e i giovani la risorsa del futuro di tutti.
SNOQ è movimento e non partito, ma è oggi l’unico vero soggetto politico nazionale femminile, non avendo le donne una voce, una rappresentanza nazionale. Al tempo stesso crediamo che siano state di certo le tempeste finanziarie e le inchieste giudiziarie a provocare il crollo del Governo Berlusconi, ma che la prima spallata l’abbia data proprio il 13 febbraio la voglia di dire basta,con la voce delle donne.
Sarò un incontro, anche con l’aria plumbea che ci circonda, speriamo festoso. La piazza disponibile sarà ahimé Piazza del Popolo, temuta da noi tutte come troppo grande e piena di ricordi impegnativi (era quella delle migliaia e migliaia di febbraio, ce la faremo a riempirla di nuovo?) Un’idea a cui stiamo pensando, se praticabile, potrebbe essere quella di attrezzarla con sedie, per dare l’idea dell’incontro ….
Insomma, siamo in pieno fervore creativo, e chi è più creativo delle donne?
Siamo anche senza un euro e piene di cose da fare “ulteriori”, come sempre.
Per tutti questi motivi, prego tutte le lettrici ( ei lettori amici) di attivarvi il più possibile con le vostre reti, per diffondere la notizia : luoghi di lavoro, associazioni professionali, sindacato, circoli culturali, di lettura, politici, reti amicali, familiari e di solidarietà …. tanto le donne sono ovunque, e ovunque fattive.
La raccolta di fondi può realizzarsi facendo una donazione sul sito di SNOQ, anche per una cifra minima. A Siena si era addirittura sviluppata una rete di donne che offrivano alloggio nelle proprie case: a Roma non sarà necessario, ma sarà indispensabile altrettanta disponibilità e generosità!
Se ognuna farà da moltiplicatore, evitando di essere risucchiata dal nostro comune “quotidiano” che ha mille braccia peggio di una divinità indù, l’iniziativa riuscirà benissimo, e sarà un altro passo della nostra marcia, che ormai si è messa in moto!
martedì 15 novembre 2011
Note al margine
Coerente con l' affermazione precedente che le grandi gioie sono mute, e volendo però ancora scrivere nella scia del "FINALMENTE" , continuo qui a farmi prestare le parole.
Il mio contributo è quello di renderle in forma di domanda.
Citazione numero 1:
"E' stata alla fine una risata a seppellire la stagione berlusconiana " (?)
(C. Maltese su "La Repubblica" del 13 novembre)
E qui c'è una lunga analisi sul come e il perché in Italia si verifica "il passaggio di consegne dal re giullare al salvatore della Patria, un rito della storia italiana. Segna la fine del regno del carnevale e il principio del tempo forte e cupo della quaresima, illuminato dalla speranza della resurrezione.
Il ritorno al principio di realtà si compie con un altro atto classico, l'eterno mattino dell'8 settembre italiano, in cui con un breve comunicato si ammette, dopo mille bugie, che la guerra è persa."
Citazione numero 2:
"Per gli oltranzisti del berlusconismo morente dev'essere una ragione di speciale sofferenza il ruolo determinante di Napolitano in questo passaggio d'epoca . (? )
(M. Serra su "La Repubblica" del 13 novembre)
Che sia un capo storico del Pci, per giunta circondato da un larghissimo consenso popolare, a guidare il Paese fuori dal pantano nell'anno 2011, è qualcosa che alle orecchie di (... ometto io i nomi, perchè de minimis non curat, ndr.) non può non suonare come una bestemmia.
L'anticomunismo italiano, insieme alle sue tante ottime ragioni, ha avuto il torto di non capire che i comunisti, considerandosi parte determinante del patto costituzionale, avevano fortissimo il senso delle istituzioni e dello Stato.
C'è qui poi una analisi del ruolo dei suddetti negli anni del terrorismo, e così termina: ..."in circostanze per fortuna molto meno drammatiche, ma non meno gravi, capita nuovamente che siano quella scuola politica, e quello stile istituzionale, a esprimere un Capo dello Stato così rispettato e così rispettabile".
Citazione numero 3:
"Berlusconi rimarrà tra noi come categoria dello spirito. (?)
(F. Merlo su "La Repubblica" del 13 novembre)
"Il berlusconismo è stato l'autobiografia della nazione, per dirla con Croce, (e qui c'è un errore, avendolo detto Gobetti, ndr ) non un accidente della storia. Non basta certo una giornata normale per liberarcene. C'è bisogno di anni di giornate normali."
(M. Serra su "La Repubblica" del 13 novembre)
Il mio contributo è quello di renderle in forma di domanda.
Citazione numero 1:
"E' stata alla fine una risata a seppellire la stagione berlusconiana " (?)
(C. Maltese su "La Repubblica" del 13 novembre)
E qui c'è una lunga analisi sul come e il perché in Italia si verifica "il passaggio di consegne dal re giullare al salvatore della Patria, un rito della storia italiana. Segna la fine del regno del carnevale e il principio del tempo forte e cupo della quaresima, illuminato dalla speranza della resurrezione.
Il ritorno al principio di realtà si compie con un altro atto classico, l'eterno mattino dell'8 settembre italiano, in cui con un breve comunicato si ammette, dopo mille bugie, che la guerra è persa."
Citazione numero 2:
"Per gli oltranzisti del berlusconismo morente dev'essere una ragione di speciale sofferenza il ruolo determinante di Napolitano in questo passaggio d'epoca . (? )
(M. Serra su "La Repubblica" del 13 novembre)
Che sia un capo storico del Pci, per giunta circondato da un larghissimo consenso popolare, a guidare il Paese fuori dal pantano nell'anno 2011, è qualcosa che alle orecchie di (... ometto io i nomi, perchè de minimis non curat, ndr.) non può non suonare come una bestemmia.
L'anticomunismo italiano, insieme alle sue tante ottime ragioni, ha avuto il torto di non capire che i comunisti, considerandosi parte determinante del patto costituzionale, avevano fortissimo il senso delle istituzioni e dello Stato.
C'è qui poi una analisi del ruolo dei suddetti negli anni del terrorismo, e così termina: ..."in circostanze per fortuna molto meno drammatiche, ma non meno gravi, capita nuovamente che siano quella scuola politica, e quello stile istituzionale, a esprimere un Capo dello Stato così rispettato e così rispettabile".
Citazione numero 3:
"Berlusconi rimarrà tra noi come categoria dello spirito. (?)
(F. Merlo su "La Repubblica" del 13 novembre)
"Il berlusconismo è stato l'autobiografia della nazione, per dirla con Croce, (e qui c'è un errore, avendolo detto Gobetti, ndr ) non un accidente della storia. Non basta certo una giornata normale per liberarcene. C'è bisogno di anni di giornate normali."
(M. Serra su "La Repubblica" del 13 novembre)
sabato 12 novembre 2011
FINALMENTE
In questa sera in cui anche l'inverno romano sembra tornare al suo posto e finalmente sembra un inverno vero, con un po' di freddo novembrino, non il solito tepore molliccio, avviene FINALMENTE l'evento atteso da un tempo infinito, un tempo perso insieme con le speranze delle piazze di questi anni e delle parole e dei gesti che le accompagnavano: l'Unto del Signore è andato via.
E' entrato e uscito dal Quirinale da porte secondarie, e già il simbolismo di questo traffico automobilistico appare davvero perfido: è cosi' che la Presidenza del Consiglio è diventata libera.
Intanto, nella piazza del Quirinale, sotto i Dioscuri, una piccola orchestra ha suonato l'"Allelujah" di Handel; la gente ha ballato e cantato, assiepata in una folla giocosa, festante, sollevata, come a volte abbiamo visto in altre città di Paesi del medioriente, dell'Asia estrema, liberati da tiranni, da dittature, da guerre.
"...ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York, e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casa sono sepolte nel petto ..."
No, Skakespeare sarebbe troppo, è l'assonanza con l'inverno che lo ha richiamato, semmai è più adatta l'esclamazione di Roderigo di Castiglia- Togliatti: "........se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciati...."
Certo, era riferita a Vittorini, e già questo basterebbe a scoraggiare qualunque paragone; infatti anche qui l'assonanza è solo sul suono della frase, abbastanza sgradevole e cattiva, maligna, da figurare adatta.
Insomma, devo affidarmi a improbabili citazioni, non ho le parole, non possono esserci, le grandi gioie sono mute. Del resto fra analisi, lamenti, discorsi, molti anni sono trascorsi.
Ho voluto (io astemia) che brindassimo con un liquore (fatto da me) con i limoni del giardino del mare, serbato per un'evento felice.
Anche il limoncello sembrava simbolico: autentico, genuino, persino dignitoso: le realtà che più sono mancate in questi anni.
E' entrato e uscito dal Quirinale da porte secondarie, e già il simbolismo di questo traffico automobilistico appare davvero perfido: è cosi' che la Presidenza del Consiglio è diventata libera.
Intanto, nella piazza del Quirinale, sotto i Dioscuri, una piccola orchestra ha suonato l'"Allelujah" di Handel; la gente ha ballato e cantato, assiepata in una folla giocosa, festante, sollevata, come a volte abbiamo visto in altre città di Paesi del medioriente, dell'Asia estrema, liberati da tiranni, da dittature, da guerre.
"...ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York, e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casa sono sepolte nel petto ..."
No, Skakespeare sarebbe troppo, è l'assonanza con l'inverno che lo ha richiamato, semmai è più adatta l'esclamazione di Roderigo di Castiglia- Togliatti: "........se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciati...."
Certo, era riferita a Vittorini, e già questo basterebbe a scoraggiare qualunque paragone; infatti anche qui l'assonanza è solo sul suono della frase, abbastanza sgradevole e cattiva, maligna, da figurare adatta.
Insomma, devo affidarmi a improbabili citazioni, non ho le parole, non possono esserci, le grandi gioie sono mute. Del resto fra analisi, lamenti, discorsi, molti anni sono trascorsi.
Ho voluto (io astemia) che brindassimo con un liquore (fatto da me) con i limoni del giardino del mare, serbato per un'evento felice.
Anche il limoncello sembrava simbolico: autentico, genuino, persino dignitoso: le realtà che più sono mancate in questi anni.
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